Triora: il borgo delle streghe e la sua storia

  • 19 Marzo 2019

    Tra i tanti borghi italiani che meritano di essere visitati ce n’è uno che ha un passato particolarmente triste e drammatico. Si tratta di Triora, noto come il “borgo delle streghe”. L’origine di questa notorietà è da ricercarsi in quello che fu il processo per stregoneria più abominevole della storia d’Italia. Nel 1587 infatti il paese, che dipendeva da Genova, era stato colpito da una devastante carestia. L’idea che i malefici delle streghe avessero messo in ginocchio l’intera zona cominciò ben presto a prendere piede. A quei tempi, del resto, non era inusuale ricercare in un maleficio la causa di epidemie, incendi, carestie e altri eventi calamitosi.

    Trovare un capro espiatorio avrebbe tranquillizzato la popolazione e così il parlamento locale si mosse per allestire un processo, a sovrintendere il quale arrivarono Girolamo Del Pozzo, vicario inviato dall’inquisitore generale di Albenga, e il vicario dell’inquisitore generale di Genova. Vennero arrestate più di duecento donne. Ciascuna di loro fu interrogata sotto tortura, proprio come stabilivano i manuali inquisitori dell’epoca, dopodiché furono tradotte nei sotterranei del fortino di San Dalmazio. Quando lo spazio non fu più sufficiente, si cominciò a confiscare case alla popolazione per trasformarle in prigioni provvisorie. La più famosa di tali dimore, visibile ancora oggi, è casa del Meggio, che tutti chiamano “Ca’ de baggiure”, ossia casa delle streghe.

    Le donne furono sottoposte a tali strazi che molte finirono per confessare le azioni più assurde e turpi pur di far cessare le sevizie. Una delle accusate morì per le torture subite e un’altra si tolse la vita gettandosi dalla finestra. Molte accusate arrivarono al punto di implorare di essere uccise pur di porre fine a quelle indicibili sofferenze.

    Per non dimenticare l’assurda crudeltà nei confronti delle presunte streghe, il paese di Triora ha eretto un monumento in materiale povero dedicato proprio a loro, che raffigura una donna con abiti contadini intenta a mescolare qualche magico intruglio in un paiolo. La statua si trova in una piccola piazza intitolata alla “Strega del Duemila”, da cui si accede al borgo antico.

    A titolo di curiosità, occorre menzionare la particolare segnaletica di Triora, contraddistinta dai comuni cartelli stradali di pericolo attraversamento in cui, al posto del classico pedone o animale vagante, si vede una strega in compagnia del suo gatto nero a cavallo della scopa.

    Inoltre, in memoria del suo legame con le streghe, in paese si trova il Museo regionale etnografico e della stregoneria. Al suo interno sono conservati tutti i documenti originali del processo alle streghe, insieme a una serie di spaventosi strumenti di tortura. A Triora è inoltre possibile visitare il fortino di San Dalmazio, uno dei luoghi in cui le imputate furono tenute prigioniere per l’intera durata del processo.

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